Autolesionismo, pensieri brutti, voglia di sparire

Ci sono momenti in cui il dolore sembra troppo. Non troppo “grande”, ma troppo tutto. Troppo continuo, troppo confuso, troppo difficile da spiegare. A volte arriva all’improvviso, a volte si accumula piano, giorno dopo giorno, finché ti senti come se stessi annegando, ma nessuno se ne accorge. E allora, può succedere che cerchi un modo, qualsiasi modo, per sentirti di nuovo in grado di “controllare”, per respirare, anche solo per un momento.

Per alcune persone, questo modo diventa l’autolesionismo. Farsi male — tagliarsi, graffiarsi, colpirsi — può sembrare assurdo per chi non ci è mai passato. Ma per chi lo vive, spesso è una risposta concreta a un dolore che non trova parole. È come gridare, ma in silenzio. Come dire “sto male”, ma senza usare la voce. Non è debolezza, non è follia, e non è neanche un modo per attirare l’attenzione. È un segnale. Un segnale fortissimo che qualcosa dentro chiede aiuto.

Ci sono anche pensieri che fanno paura. Pensieri che sussurrano: “E se sparissi?”, “E se tutto finisse adesso?” Pensieri che sembrano arrivare da lontano, ma che diventano sempre più vicini, sempre più insistenti. Quando ti trovi in quel buio, sembra che non ci sia via d’uscita. Che nessuno possa capire, che nessuno sia in grado di aiutarti.

Ma ascoltami bene: se guardi attorno a te, ci sono persone vicine. E soprattutto, non c’è nulla di sbagliato in te. Il dolore che provi è reale, e merita attenzione. Meriti ascolto e comprensione, anche se non sai bene da dove cominciare. Meriti di stare meglio, anche se ora ti sembra impossibile.

Ho incontrato tanti ragazzi e ragazze che si vergognavano a parlare di quello che provavano. “Non voglio essere un peso”, dicevano. Oppure: “Tanto non cambierebbe niente.” Ma poi, quando finalmente trovavano il coraggio di aprirsi — con un amico, un adulto, un terapeuta — qualcosa si muoveva. Non spariva tutto subito, ma si accendeva una luce. Una piccola, fioca luce. E bastava quella, all’inizio.

Chiedere aiuto non è un fallimento. È un atto di forza. A volte è proprio il gesto più coraggioso che puoi fare. Nessuno può toglierti il dolore con uno schiocco di dita, ma esistono persone che sanno ascoltare, senza giudicare. Che possono camminare con te, piano, finché il buio si dirada un po’.

Se anche solo una parte di te sente che vorrebbe stare meglio, aggrappati a quella parte. Fallo per te. Fallo adesso. Non serve avere tutto chiaro. Non serve essere sicuri. Basta iniziare. Anche solo scrivendo un messaggio, anche solo chiedendo: “Possiamo parlarne?”

Il dolore non ti definisce. E nemmeno i tuoi pensieri peggiori. Sei molto di più. Anche quando non lo senti, anche quando non ci credi. E sì, si può uscire da questo tunnel. Non da soli. Ma si può. E tu lo meriti.

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