“Chi sono? E chi sto diventando?”
La domanda che accompagna ogni percorso di crescita
Non sei la sola. Non sei il solo. Molte persone, nel pieno dell’adolescenza, si sono chieste — anche solo per un attimo — se stessero impazzendo. La verità? Non sta accadendo nulla di sbagliato, è solo che crescere fa rumore. Soprattutto dentro.
Ci sono giorni in cui ci si sente pronti a tutto: a sostenere un’idea, a difendere una posizione, a prendere decisioni da adulti. Altri giorni, invece, il bisogno è quello di tornare indietro: a un tempo più semplice, fatto di giochi, certezze e abbracci senza condizioni e nel mezzo, ci sei tu. Con mille domande e pochissime risposte.
L’adolescenza non è semplicemente una fase di passaggio. È una vera e propria rivoluzione interiore. Non sempre visibile dall’esterno, ma dentro succedono cose enormi e anche se nessuno sembra accorgersene, tu le senti. Eccome se le senti.
È come stare su un ponte sospeso, da una parte ciò che eri: con le tue sicurezze, le tue abitudini, la tua ingenuità, dall’altra parte ciò che sarai: una persona più definita, consapevole, autonoma. Ma quell’ “altra” è ancora lontana e il “qui”, il mezzo, raramente è comodo.
Succede che ciò che ti faceva ridere ora ti sembri sciocco. Ma ancora non hai trovato cosa ti fa ridere davvero. Ti senti fuori posto in certi gruppi, o distante da conversazioni che ti sembrano troppo avanti, troppo superficiali, o semplicemente non più tue. Ti scopri diverso o diversa, ma non sai ancora in che direzione.
E poi c’è quella sensazione difficile da nominare: sentirsi in ritardo, fuori sincronia, sbagliati. Intorno a te c’è chi sembra già sapere tutto: chi essere, cosa fare, come vestirsi, cosa ascoltare. Ma, spesso, è solo apparenza, anche loro stanno cercando di capirci qualcosa, solo che lo nascondono meglio.
Ci sono momenti in cui ti senti di essere una persona lucida, forte, sicura, e altri in cui vorresti solo sparire. Fai pensieri profondi, metti in discussione le regole, il mondo, perfino le persone che erano i tuoi punti fermi. E poi, magari un’ora dopo, un groppo alla gola senza un motivo chiaro.
Tutto questo non è sbagliato, non è un segnale che qualcosa non va. È proprio così che funziona crescere. È come se la tua identità fosse un disegno ancora da completare: qualcuno ha già cominciato a cancellare i tratti vecchi, ma le nuove linee non sono ancora chiare.
Non c’è bisogno di avere fretta. Quella domanda — “Chi sono? E chi sto diventando?” — non ha una risposta immediata, e non esiste un manuale che dica cosa fare per diventare se stessi.
Quello che puoi fare è rimanere in ascolto di te, prima di tutto, delle emozioni che arrivano, dei pensieri che ti sorprendono, dei cambiamenti, anche quando scomodi. Puoi cominciare a vedere la confusione non come un fallimento, ma come segnale di trasformazione.
Stare nel mezzo può far paura. Ma è anche uno dei luoghi più vivi in cui esistere. Perché è lì che, per la prima volta, puoi davvero cominciare a sceglierti.