"Perché mi sento così?"

Quando le emozioni non stanno più al loro posto

Ti è mai capitato di arrabbiarti così tanto da sorprenderti? Magari per una cosa piccolissima: una frase detta male, un messaggio lasciato in sospeso, un no ricevuto da un adulto e dentro di te hai sentito una specie di fiamma salire all’improvviso, un’esplosione che non ti aspettavi. Oppure ti sei commosso davanti a una scena di un film, a una canzone, a un pensiero arrivato dal nulla e ti sei chiesto: "Ma cosa mi sta succedendo?"

Benvenuti nella terra delle emozioni in tempesta. All’inizio ci si sente un po’ persi, come naufraghi. Ma non si è soli.

Durante l’adolescenza, le emozioni diventano onde. Non onde tranquille, da spiaggia d’estate, ma onde vere: alte, improvvise, potenti. Ti travolgono. A volte nemmeno fai in tempo a capire cosa stai provando. Ti senti triste, ma non ne conosci il motivo, ti senti agitato o agitata, ma non sai spiegare perché, ti senti vuoto o vuota, anche se intorno sembra tutto a posto, e magari pensi: "Forse c’è qualcosa che non va in me."

In realtà, c’è qualcosa che si sta muovendo, dentro di te stanno succedendo dei cambiamenti profondi, anche se non si vedono. Il cervello si sta riorganizzando, il corpo manda segnali nuovi e il cuore... il cuore inizia a battere con ritmi diversi.

Non è facile gestire tutto questo. Nessuno ti dà un manuale, nessuno ti dice che è normale, che non è esagerazione la tua, né troppa sensibilità, fragilità o stranezza. Anzi, spesso succede il contrario: ti senti dire di “calmarti”, di “non fare storie”, di “non piangere per queste sciocchezze”. Come se provare emozioni fosse un difetto.

Ma sentire non è un difetto, sentire è il segno che qualcosa dentro di te è vivo e si muove. Le emozioni sono come radar: ti mostrano cosa ti fa male, cosa ti importa davvero, cosa desideri, cosa ti manca. Il problema è che nessuno ci insegna davvero a leggere le emozioni. Così, a volte, finiscono per esplodere all’improvviso, oppure si chiudono dentro, trasformandosi in silenzi lunghi e pesanti, in malinconie che non sai spiegare nemmeno a te stesso o a te stessa. Tutto questo può accadere anche quando, apparentemente, fuori sembra andare tutto bene. Ma si può imparare a capire cosa succede dentro, un passo alla volta, si comincia da qualcosa di semplice: provare a dare un nome a quello che si sente, anche solo per sé, anche solo in silenzio.

Spesso ci limitiamo a dire “sto male” oppure “sono nervoso” o “nervosa”, ma queste parole, da sole, non sempre bastano, perché magari, in realtà, ti senti deluso o delusa, perché ti aspettavi qualcosa che non è successo. O forse ti senti escluso o esclusa, perché non sei stato coinvolto in qualcosa che per te contava. A volte ti senti confuso o confusa, perché dentro di te si mescolano emozioni diverse e non sai bene come interpretarle.

Può capitare anche di sentirsi sotto pressione, come se dovessi essere perfetto o perfetta in tutto, con la paura costante di sbagliare. Oppure di sentirsi soli, anche circondati da tante persone. A volte arriva un senso di colpa, anche senza sapere bene da dove nasce, o una rabbia improvvisa, difficile da spiegare, senza un motivo chiaro o una direzione precisa. Dare un nome alle emozioni è come accendere una luce in una stanza buia: non risolve tutto subito, ma ti aiuta a orientarti. Magari il disordine resta, ma almeno inizi a vedere dove sei e quando capisci meglio cosa provi, diventa più facile anche trovare un modo per stare meglio e poi, una cosa importante: smetti di vergognarti. Non sei debole se piangi, non sei ridicolo se ti emozioni, non sei “troppo” se senti tutto intensamente. Se qualcuno ti ha fatto sentire sbagliato per questo, forse è perché non ha ancora imparato a fare i conti con le proprie emozioni. Ma tu puoi farlo. Puoi imparare a guardare dentro di te senza paura, a capire cosa ti fa scattare e cosa ti calma. Puoi riconoscere quando hai bisogno di startene per conto tuo, e quando invece hai bisogno di parlare, di essere ascoltato o ascoltata. All’inizio può sembrare un caos, è vero. Ma piano piano, quel caos può trasformarsi in qualcosa di prezioso, perché anche le emozioni più scomode ti aiutano a conoscere chi sei e conoscere te stesso o te stessa, anche solo un po’ alla volta, è il primo passo per iniziare a stare meglio.

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L’individuazione: il viaggio per diventare sé stessi